Laura Ruberto deve a Mortara le sue origini e le prime esposizioni: personali

e collettive cui prese parte alla fine degli studi artistici.

Milano, però, è la sua città e qui, dopo un’esperienza universitaria e d’insegnamento, ha incominciato a lavorare come grafica, illustratrice e designer in pubblicità, editoria

e packaging. Nonostante questo non ha mai abbandonato la pittura, affiancandola alla passione per la fotografia, all’arte digitale, alla grafica e alla creazione di gioielli.

Nel 2013 la Ruberto si avvicina al mondo dei detenuti, dei ragazzi di periferia, delle donne maltrattate e dei migranti. Gli ultimi diventano protagonisti delle sue tele, il mare, che tanto ama, diventa un percorso, il legame tra chi fugge e chi accoglie, luogo senza confini in un tempo tondo che scorre e che ritorna.

Collettive a Mortara e a Milano.

Personali a Mortara dal 2014 e a Milano dal 2015. Laura Ruberto espone nella galleria Spazio libero 8, presso il Barbapedana e in una galleria del progetto Artepassante. Nel 2018 presso la Galleria degli artisti e nel 2019 ai Binari (la galleria che la sua associazione gestisce al mezzanino del metrò di Repubblica) e al Castello Isimbardi di Castello d'Agogna.

 

Cosa dicono di lei

C’è un filo che lega i percorsi e gli strumenti di un’ artista come Laura Ruberto.

Dalla tavolozza alla fotografia digitale, sembra essere trascorsa un’era geologica.

In realtà, per il suo modo di vedere a colori, tutto è ricerca e simultaneità.

E se tele e pennelli sono l’emozione della scoperta, la grafica è scuola, l’illustrazione ginnastica espressiva e la fotografia allenamento all’osservazione.

Tutte le tecniche confluiscono nello spazio vuoto del computer o su quello bianco di una tela, per diventare le sue attuali (ma certamente non le ultime) modalità espressive. Le nuove frontiere della digital art offrono a Laura la possibilità di sovrapporre i colori della realtà fotografica ai graffi della sua immaginazione.

Perché lo scatto, a volte, non basta.

E l’intervento (mai gratuito) serve a trasformare ogni immagine nell’evocazione di una storia.

Marina Ruberto

La prima cosa che mi ha colpito guardando le opere di Laura Ruberto, è stato il suo

rigoroso ordine geometrico, risultato dell’interazione tra la forza del Caos e il principio

che tende all’ordine. Con i suoi colori ritroviamo l’armonia e la melodia, mentre le sue geometrie c' invitano a cogliere il senso delle cose. Le piccole forme e i materiali posti sulle superfici dei quadri,  fanno pensare sia a un voler inglobare energie esterne

e ignote, sia al desiderio di protendersi oltre scomodi limiti. 

Si percepisce il desiderio di dare un contorno preciso alla complessità della vita, forse per un bisogno dell’artista di controllare la realtà. O forse nella consapevolezza che,

di fatto, la libertà non esiste.

Franca Bernardini

 

Questo soprattutto mi affascina: la rivelazione di ciò che c’era e di ciò che poteva esserci, tutto un mondo brulicante di infinite potenzialità fino a quel momento rimaste crisalide. 

Come se, lungo il percorso di tutti i giorni, nella ben nota consuetudine, si spalancasse l’altra faccia delle cose, sgorgata da prospettive inattese, prismatiche e scintillanti, acuminate e fiabesche, o anche nebbiose, inquietanti e allusive, in una ridda appassionata di re-invenzioni. E lì ritrovo la mia patria: la terra del reale impossibile e dell’irreale possibile dove hanno scaturigine anche i miei scritti.

 

Gisella Gerosa

 

Due immagini scaturiscono in me guardando le opere di Laura Ruberto: 

un grande e pacifico femminile tondo, morbido e accogliente, pieno di luci di terra e di mare, e l’incursione di un maschile spigoloso, appuntito, verticale, a spezzarne la quiete. 

Patrizia Nastasi

Per quanto le sue opere siano intimamente legate nell'esperienza personale, nei ricordi e nel sentimento dell’autrice è altrettanto evidente il suo interesse nel sociale, nelle delicate questioni riguardanti una parità di nascita e di genere che talvolta sembrano irraggiungibili. Materiali non canonici per una tela (pezzettini di stoffa ricoperta di gesso, fil di ferro e chiodi trovati per strada) che Laura incolla sui suoi fondi colorati, aiutano ad andare oltre la bidimensionalità del quadro, spingendoci verso un’apertura a nuovi orizzonti, ad altre storie, verso un’abolizione di confini in cui il colore è la primaria guida di sentimenti e concetti.. 

Gaia Rescigno